La vita è come l’ondeggiare leggero di un’amaca sotto la spinta del vento.
Oppure di un barca cullata dalle onde.
Cambiano i (s)oggetti, il moto è lo stesso per tutti.
Oscillazione,
come il lento dondolio o come il dolce naufragare .
Un moto perpetuo che non si ferma, tra alti e bassi, tra luce e buio, tra passato e futuro, tra gioie e dolori.
Una legge universale, un movimento infinito, implacabile per l’uomo.
Così implacabile che non ci è permesso fermarsi un momento, mettersi da parte in un angolo e pensare, osservare, farsi domande, cercare di capire.
No, il moto perpetuo della vita non si ferma, va avanti, non aspetta nessuno.
La vita e i suoi segni, il passaggio di persone, la successione di eventi, la modificazione degli spazi.
Soggiogati dal moto?
Se ci si ferma il rischio è alto, si resta indietro, tagliati fuori e con più domande di prima.
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la-geografia-del-mio-cammino ha detto:
«[…] Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare».
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A la-geografia-del-mio-cammino è piaciuto
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postato da lab-espresso